26) Machiavelli. Sull'influenza della religione.
Le differenze in fatto di religione fra gli antichi e gli uomini
del suo tempo sono utilizzate da Machiavelli per spiegare come mai
gli antichi amassero di pi la libert, fossero pi feroci e pi
desiderosi di gloria mondana. La nostra religione invece insegna
l'umilt. Cos siamo pi deboli e gli scellerati ne approfittano.
Fra le conseguenze di tutto ci il fatto che allora esistevano pi
repubbliche di oggi.
N. Machiavelli, Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio,
secondo, capitolo secondo (pagina 18, n. 63).

Pensando adunque donde possa nascere che in quegli tempi antichi i
popoli fussero pi amatori della libert che in questi, credo
nasca da quella medesima cagione che fa ora gli uomini manco
forti, la quale credo sia la diversit della educazione nostra
dall'antica, fondata nella diversit della religione nostra dalla
antica. Perch avendoci la nostra religione mostro la verit e la
vera via, ci fa stimare meno l'onore del mondo: onde i Gentili
stimolandolo assai, ed avendo posto in quello il sommo bene, erano
nelle azioni loro pi feroci. Il che si pu considerare da molte
loro constituzioni, cominciandosi dalla magnificenza de' sacrifizi
loro alla umilt de' nostri, dove  qualche pompa pi delicata che
magnifica, ma nessuna azione feroce o gagliarda. Qui non mancava
la pompa n la magnificenza delle cerimonie, ma vi si aggiungeva
l'azione del sacrificio pieno di sangue e di ferocit,
ammazzandovisi moltitudine d'animali: il quale aspetto, sendo
terribile, rendeva gli uomini simili a lui. La religione antica,
oltre a di questo, non beatificava se non uomini pieni di mondana
gloria, come erano capitani di eserciti e principi di repubbliche.
La nostra religione ha glorificato pi gli uomini umili e
contemplativi che gli attivi. Ha dipoi posto il sommo bene nella
umilt, abiezione, e nel dispregio delle cose umane; quell'altra
lo poneva nella grandezza dello animo, nella fortezza del corpo ed
in tutte le altre cose atte a fare gli uomini fortissimi. E se la
religione nostra richiede che tu abbi in te fortezza, vuole che tu
sia atto a patire pi che a fare una cosa forte. Questo modo di
vivere adunque pare che abbi renduto il mondo debole, e datolo in
preda agli uomini scelerati, i quali sicuramente lo possono
maneggiare, veggendo come l'universit degli uomini per andare in
Paradiso pensa pi a sopportare le sue battiture che a vendicarle.
E bench paia che si sia effeminato il mondo e disarmato il Cielo,
nasce pi senza dubbio dalla vilt degli uomini, che hanno
interpretato la nostra religione secondo l'ozio e non secondo la
virt. Perch se considerassono come la ci permette la esaltazione
e la difesa della patria, vedrebbono come la vuole che noi
l'amiamo ed onoriamo, e prepariamoci a essere tali che poi la
possiamo difendere. Fanno adunque queste educazioni e s false
interpretazioni che nel mondo non si vede tante republiche quante
si vedeva anticamente, n per consequente si vede ne' popoli tanto
amore alla libert quanto allora. Ancora che io crede pi tosto
essere cagione di questo, che lo Imperio romano con le sue arme e
sua grandezza spense tutte le republiche e tutti i viveri civili.
E bench poi tale Imperio si sia risoluto, non si sono potute le
citt ancora rimettere insieme n riordinare alla vita civile, se
non in pochissimi luoghi di quello Imperio. Pure comunque si
fusse, i Romani in ogni minima parte del mondo trovarono una
congiura di repubbliche armatissime ed ostinatissime alla difesa
della libert loro. Il che mostra che il Popolo romano senza una
rara ed estrema virt mai non le arebbe potute superare.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
decimo, pagine 105-106.
